storia recente

Cosa è accaduto ad Àntica?

Caro giocatore, se stai leggendo questo documento probabilmente stai per unirti alla nostra avventura e hai bisogno di sapere cosa sia accaduto nei capitoli precedenti.

Questa piccola guida ti aiuterà ad orientarti nella storia recente della nostra ambientazione, in modo da agevolare l’inserimento del tuo personaggio nel nostro racconto.

Ovviamente il presupposto di partenza è la lettura dei file base, rappresentati dai Tomi I,II e III, dalle appendici che trovi nella sezione “Biblioteca” e dai file specifici che ti verranno consegnati in relazione al tipo di personaggio che sceglierai.

Le informazioni di questi documenti rappresentano il bagaglio di conoscenze acquisite dal tuo personaggio nell’arco della sua vita, fino alla data in cui è iniziata l’avventura di questa campagna.

Infatti, gli avvenimenti che si sono verificati da quel momento, non sono compresi nei manuali di base, in quanto sono stati vissuti nel corso dei live giocati insieme.

Lo scopo di questa sezione è quella di rappresentare, in modo verosimile, le notizie più importanti che sono circolate in questo arco temporale nei vari territori del nostro mondo immaginario, con tutte le imperfezioni del caso!

Un po’ come accade nel mondo reale infatti, le notizie girano e si diffondono, ma vengono inevitabilmente plasmate da pettegolezzi, falsità, distorsioni e tutto ciò che porta le informazioni note al popolo a discostarsi dai fatti, spesso in modo anche molto marcato.

Nonostante ciò, è grazie a questa circolazione di notizie che il popolo di Àntica apprende ciò che accade in giro per il mondo e riesce a creare un proprio punto di vista.

Dopo questa premessa, per un maggiore coinvolgimento, ti invitiamo a visionare gli altri articoli che abbiamo pubblicato e pubblicheremo sul resto del sito e sui social.

Non ci resta che darti il benvenuto!

L'ultima festa di antrophia

La nostra avventura ha inizio il quarto giorno del 1° artiglio del gelo, nell’anno 105 D.G. quando, presso il Mausoleo della Pace – sito nel feudo di Antròphia (Selenya) – si celebra la tradizionale commemorazione della “pace”, sancita al termine della Grande Guerra che sconvolse il continente poco più di un secolo fa.

Questa ricorrenza è l’occasione, per i rappresentanti degli stati firmatari dell’omonimo trattato, di ritrovarsi a Selenya per confermare quanto stilato, oltre un secolo prima, dai loro predecessori, alla presenza di un membro della famiglia Carrasco Sòl, in quanto rappresentante della Banca del Sòl.

Nonostante l’invito sia esteso a tutte le più alte cariche di Ànica, durante i festeggiamenti giungono solo la padrona di casa (l’imperatrice Claudia Dei Corneli), il Basileus di Al-qur, – noto anche come “Il Profeta” – e un rappresentante della Num-Shetah esgariana, ossia il Gran Maestro Rektar dei Tori. Grandi assenti alla commemorazione sembrano essere Fiona Lynch (mathair di Etresia) e Anica (regina di Thule).

Nel corso dei 2 giorni una serie di avvenimenti e notizie si susseguono:

– scosse di terremoto sempre più violente scuotono le terre limitrofe al vulcano Moira;

– da tempo pare che il deserto del Tum, nel Dyabir, sia battuto da improvvise tempeste di sabbia;

– si verificano rappresaglie poco fuori dalle mura di Antròphia, da parte di gruppi ribelli provenienti dal Dyabir;

– pare sia sparita la Stele della Pace, in cui è stato inciso il trattato di Antrophia circa un secolo fa (questo fatto è considerato un oltraggio alla famiglia Dei Corneli e a tutti gli altri regnanti);

– incursioni nel mausoleo da parte di guerrieri con abiti neri e maschere bizzarre, che sembrano dotati di capacità soprannaturali;

– uccisione di Agatone di Miro, governatore di Hellenos, da parte di questi ultimi;

– rapimento della regina Anica nel suo accampamento (sito fuori Antròphia) in circostanze misteriose. 

L’evento più importante resta tuttavia l’irruzione, sempre all’interno del Mausoleo, del capo di questi guerrieri ribelli. Questa persona, da molti conosciuto come “il Santo”, rivendica il rapimento di Anica e dichiara apertamente guerra al Profeta e a tutta Àntica.

Desta particolare perplessità l’assenza dei nobili delle Tre Frecce etresiane e della Mathair, ma nel giro di pochi giorni giunge notizia che, per ragioni non del tutto chiare, tutte le vie d’accesso per Etresia, via terra e via mare, sono divenute oggetto di pesanti controlli e in molti casi dinieghi, sia in accesso che in uscita.

Secondo alcuni si tratterebbe di notizie distorte, visione in parte confermata da svariati mercanti che raccontano di non aver avuto problemi ad entrare e uscire da quelle terre, a parte alcuni controlli di rito per ragioni di sicurezza.

In ogni caso nulla del genere si era registrato a Etresia nelle ultime decadi, Quindi tali notizie, unitamente all’assenza alla commemorazione, prestano il fianco a versioni di ogni sorta sulla faccenda e sulla situazione interna di Etresia. Tuttavia non si ha notizia di alcuna comunicazione ufficiale delle Tre Frecce su tali argomenti, che sia giunta nei palazzi dei membri del trattato di Antròphia.

Come molti ricordano, i giorni della commemorazione del 105 d.g. sono caratterizzati da grandi sconvolgimenti, come i tanti terremoti avvenuti nei feudi adiacenti al vulcano Moira o come le tempeste di sabbia di cui raccontano gli abitanti del Dyabir. Corrono molte voci su altri insoliti fenomeni naturali in altre parti del continente.

Ma quei giorni di festa nel feudo di Antròphia, sono oggetto di altri avvenimenti degni di nota. I feudi nord-occidentali di Selenya infatti, sono preda di una serie di rappresaglie da parte di gruppi ribelli provenienti dal Dyabir. Tali soggetti a quanto pare si rendono protagonisti di una serie di disordini e spargimenti di sangue. Non è chiaro perché questi sovversivi prendono di mira quella regione, tantomeno è chiaro come riescano a raggiungere indisturbati le terre dei Corneli, attraversando il cuore del continente senza destare sospetti. Gli unici fatti conclamati riguardano:

– il loro aspetto, caratterizzato da abiti neri e maschere bizzare;

– il fatto che alcuni fra loro pare siano dotati di capacità soprannaturali, ma secondo alcuni si tratterebbe solo di suggestioni e superstizioni;

– il nome della loro guida “il Santo”,  sembrerebbe essere già presente in alcuni testi storici dell’estremo occidente.

Da quanto raccontano i più informati, nel corso di quei giorni di disordini vengono presi di mira anche gli accampamenti dei governanti giunti al Mausoleo della Pace. 

Le notizie su Anica, sembrano trovare riscontro nei giorni seguenti, dato che la regina effettivamente non arriva al mausoleo. Alcuni suoi sudditi scappano e possono raccontare l’accaduto una volta giunti al mausoleo, al cospetto dell’imperatrice Claudia e dei suoi ospiti.

La commemorazione ha comunque luogo, probabilmente al fine di mantenere salda la posizione dei governanti di fronte a tali provocazioni, proprio in un momento di comunione fra popoli e paesi.

La milizia selenyana e la guardia imperiale dei Cavalieri del Sangue, guidati dal capitano Ian Som, devono inaspettatamente presidiare tutto il feudo per far fronte alla minaccia imprevista, rispondendo all’ordine dei Corneli di dare comunque luogo alla commemorazione nonostante le circostanze critiche.

Ad aggravare la situazione accadono altri due fatti incresciosi, proprio fra le mura del Mausoleo della pace.
Nonostante l’attenta supervisione del curatore del luogo, la Stele della pace viene trafugata in circostanze non ancora chiare. Ciò viene ancora oggi considerato un oltraggio all’impero selenyano e a tutti gli aderenti al trattato.

Dai racconti circolati sembra che il livello di tensione all’interno del mausoleo rischiò di sfociare in tragedia.

Tuttavia, grazie alla diplomazia del saggio Profeta, il Basileus dell’impero di Al-qur, che da tempo conosceva le intenzioni di quei ribelli, si evita un terribile spargimento di sangue preservando la sicurezza dell’imperatrice e dei suoi illustri ospiti. 

In seguito alla tragica scomparsa di Agatone di Miro, si generano conseguenze di natura politica tra l’area nord-ovest al-quriana e i territori della Baronia del Grifone. Su ordine del profeta e basileus Al-qur, il barone Isandro II, di casa Lorac, diviene nuovo governatore di Hellenos, godendo della piena fiducia del profeta, quale uomo d’onore capace di fronteggiare la rinnovata minaccia dei ribelli del Dyabir.

Ciò determina l’ascesa di un nuovo barone sullo scranno della Rocca del Grifone, ovvero Isandro di casa Lorac, terzo del suo nome e figlio di Isandro II.

Il grande esodo

Nei giorni e settimane a seguire, dopo che i regnanti lasciano quelle terre, gli eventi sismici si intensificano, recando un livello inimmaginabile di morte e distruzione in tutta l’area.

Su ordine dell’impero, le forze dello Scudo di Selenya, guidate da Agamennone degli Iperioni,  organizzano un’evacuazione di massa che coinvolge migliaia di cittadini selenyani, oltre a una gran quantità di stranieri che in quel periodo si recarono nel feudo di Antròphia per le ragioni più disparate, la maggior parte delle quali legate al periodo di festa e agli interessi commerciali, politici e culturali connessi.

Per ragioni di sicurezza ed ordine pubblico, gli sfollati non possono scegliere autonomamente la destinazione, dovendo sottostare alle direttive delle forze armate. Vengono organizzati grandi campi d’accoglienza e non mancano problemi d’ogni sorta: dall’approvvigionamento di beni di prima necessità, alla carenza di cerusici per prestare soccorso. I sopravvissuti formano numerose carovane che, con la supervisione degli uomini di Agamennone, vengono guidate in luoghi sicuri nei feudi disponibili all’accoglienza.

Secondo alcune voci, la scelta dei feudi per accogliere gli sfollati non fu semplice. Nonostante gli ordini imperiali siano chiari e perentori, non mancano le tensioni in del senato e tra le famiglie nobili dei vari feudi selenyani coinvolti.

Di certo tutto ciò era prevedibile per quanto riguarda i feudi del nord di Selenya, notoriamente meno inclini a ricevere ordini da Anthìa, alla luce degli avvenimenti storici che caratterizzano quelle terre.

Nonostante tutto non si ha notizia di contestazioni manifeste da parte di re Terje Strom, il piegato, nè da parte degli jarl e delle loro famiglie.

Non è chiaro se sia solo apparenza, fatto sta che la condotta degli jarl dei feudi del nord si rivela essere accogliente e collaborativa nei confronti della “gente del sud” e degli stranieri.

Tutto ciò appare ancor più degno di nota se si considera che nei feudi del nord le famiglie delle senatrici e i loro jarl hanno in quel periodo diverse faccende a cui far fronte. Nelle grandi città come Colman. Aslo ed altre, gli jarl sono alle prese con il popolo in aperta contestazione. Nei feudi dell’entroterra boschivo sono in corso collaborazioni con la gilda dei cacciatori, particolarmente impegnata in alcune importanti missioni, per via di animali e rare creature, protagoniste di migrazioni insolite. Alcuni abitanti di quei luoghi raccontano ancora oggi storie su alcune delle creature avvistate, fra le quali qualcuna parrebbe aver avuto fattezze e capacità immonde.

Parte delle sommosse popolari sembra siano ascrivibili al periodo di stenti vissuto in quelle terre. La mancanza di adeguate provviste per l’inverno viene acuita dall’arrivo degli sfollati, che non solo vengono visti come minacce per gli equilibri del nord, caratterizzato da sempre da cultura e usi peculiari, ma costituiscono una massa di bocche in più da sfamare, nonché malati e feriti da curare.

Le carovane di sfollati, infatti, giungono alle porte dei feudi nordici in condizioni precarie. Il clima che accompagna lo spostamento degli sfollati di Antròphia, passando per le terre centro-occidentali di Selenya, fino a raggiungere i confini con la Foresta Nebbiosa, peggiora settimana dopo settimana fino a diventare brutale.

Stando ai racconti dei soldati che fanno ritorno ai loro avamposti nei feudi del sud, le carovane degli sfollati si trasformano giorno dopo giorno in gruppi sempre meno numerosi e coloro che riescono ad arrivare a destinazione versano in condizioni critiche.

Vengono anche sventati attentati ai danni di membri di famiglie illustri del nord. Particolarmente chiacchierato è il tentato omicidio della senatrice Gertha di Colman. Stando ad alcuni pettegolezzi, come si conviene in Anthìa, il maggior sospettato dell’attentato alla senatrice fu, e rimane ancora oggi, suo marito, lo jarl di Colman, Mikka di casa Oolgen. Altre voci parlano invece di mandanti insospettabili e di una talpa che potrebbe essersi infiltrata tra i fedelissimi della senatrice.

Rotta verso Anthìa

Nelle settimane seguenti svariati gruppi di sfollati si stanziano tra i feudi di Colman, Kelsin e Aslo, ricevendo comunque assistenza, come ordinato dalla capitale, fino a lasciare per sempre quelle terre gelide. Alcuni gruppi vengono scortati via terra, grazie alla collaborazione della gilda dei cacciatori, guidata da un anziano, noto nell’ambiente come Drakmyr. Altri gruppi partono dai porti del nord, lasciando alle loro spalle gli insulti e i tafferugli della sommossa in atto.

In quel periodo sembra che il re piegato abbia convocato i suoi jarl al fine di raccogliere le notizie di quei difficili mesi, probabilmente per poter rendere conto all’impero, in qualità di protettore dei feudi del nord.

Tale tesi viene provata dal fatto che, in seguito, re Strom si imbarca su una nave e fa rotta verso la capitale Anthìa.

Di quei giorni si sa molto poco. Personaggi vicini agli ambienti del senato della capitale affermano che i servitori dell’imperatrice emerita, Cornelia II, nonna della sovrana Claudia, prima del suo nome, ebbero un gran da fare in una delle dimore dell’emerita, Villa degli Ulivi, situata non lontano dalle mura di Anthìa.

Negli ultimi giorni del secondo alto sole l’Eletto ai Sussurri, Terenzio Rufio, per conto dell’emerita,  riceve personalità molto vicine ai Corneli ed alcuni ospiti stranieri per discutere di urgenti questioni, almeno stando alle notizie trapelate. Secondo alcuni si tratterebbe solo di  semplici visite di cortesia, ma tali voci non sembrano attendibili dal momento che sulla via per la tenuta dei Corneli viene avvistata l’alta sacerdotessa Diana Dei Flavi, scortata dal generale Agamennone degli Iperioni in persona e dal maestro della Mano Argentea: Caio Dei Fiumi.

La presenza di tali illustri autorità lascia supporre che nella villa dell’emerita hanno luogo ben più che semplici visite di cortesia.

In tali insolite circostanze, si verificano nuovi preoccupanti episodi di irruzione da parte di violenti ribelli che riescono a raggiungere il territorio di Anthìa, spingendosi alle porte della proprietà dei Corneli.

Successive indagini delle milizie imperiali portano alla luce la presunta identità di tali soggetti, che si rivelano essere i medesimi violenti individui mascherati che si resero protagonisti dei disordini di Antròphia. 

Tale notizia genera non poche domande sull’argomento, una su tutte: ci si chiede come sia possibile che dei terroristi stranieri abbiano la libertà di irrompere indisturbati nei territori dell’impero, fino a giungere faccia a faccia con i maggiori esponenti della famiglia Dei Corneli.

I più dotti dell’impero sostengono che questi soggetti facciano uso di pratiche sinistre e rituali di magia immonda, il che rende tutto ancora più intollerabile agli occhi di tutta Selenya. L’impero dei Corneli infatti,  nei decenni ha impiegato tutta la forza possibile per estirpare ogni forma di magia dal proprio territorio.

Alcuni studiosi delle accademie ritengono possa esserci un legame tra l’irruzione di questi sgraditi stranieri e i ritrovamenti di bestiame sbranato da animali carnivori, nei boschi intorno alla capitale.

Chiaramente le storie che circolano nei locali più malfamati di Anthìa sostengono versioni ben diverse, raccontando di esseri mostruosi e miti che poco hanno a che fare con la realtà.

Il libero Concordato di Urba-kal

Nei giorni seguenti giunge anche voce che l’imperatrice Claudia non si trovi momentaneamente nelle proprie stanze né entro i confini del feudo di Anthìa.

Alcuni ritengono che sia partita in gran segreto per una delicata missione diplomatica. Tale versione è stata avvalorata anche dall’assenza del capitano Som, che da anni cura la sicurezza dell’imperatrice, seguendone ogni movimento.

In sua vece, l’imperatrice Emerita si è occupata dell’ordinaria amministrazione.

Nel frattempo giungono notizie dalle terre del Libero Concordato di Urba-kal, secondo cui le rocche che da anni vegliano sulle vie principali, sempre molto trafficate, starebbero in parte perdendo la loro nota affidabilità. Queste rocche costituiscono da tempo dei punti sicuri di ristoro per viaggiatori d’ogni sorta, nonché delle importanti pedine per il solido sistema amministrativo di Urba-kal, sempre molto attenta ad assicurare una circolazione di persone e merci libera ma controllata.

La notevole crescita dei flussi sulla Via Della Pietra e sulle altre vie principali determina la necessità di rinforzare il sistema delle rocche, reclutando più funzionari e guardie che garantiscano il corretto funzionamento di tutto il sistema. In questa fase di espansione tuttavia non mancano casi di tensione che richiamano l’attenzione di Urba-kal sulla sicurezza delle rocche.

L’ultimo caso – e certamente il più noto – si registra su una rocca dei territori centrali del Libero Concordato, chiamata Rocca dei Centri. La struttura, da sempre al centro di leggende popolari di vario genere, è oggetto di fatti inspiegabili che, ancora oggi, le autorità al servizio dei “Sei” di Urba-kal, stanno cercando di comprendere.

Alcuni raccontano che la zona sia stata scossa da un violento sisma che ha causato il crollo della rocca e diverse frane nelle colline circostanti. Altri invece, chiaramente in preda alla superstizione e alla suggestione religiosa, affermano che tutta l’area circostante sia sprofondata nelle fauci dell’abisso e che oscure presenze si aggirano in tutta la regione. Ciò determina alcune deviazioni nelle tratte più trafficate della zona. Fonti ufficiali affermano che le milizie locali hanno triplicato la loro presenza nella regione impedendo di fatto a chiunque di avvicinarsi lì dove si trova la chiacchierata Rocca dei Centri.

Dopo parecchio tempo giungono notizie dalle terre di Etresia e non sono delle migliori. Sembra infatti che gli etresiani abbiano a lungo fronteggiato le insolite migrazioni da nord, da parte di mandrie della razza denominata “cornuti” o “minotauri”, così come confermano svariati studi delle più illustri accademie. Se l’esistenza di tali animali non è un mistero per studiosi e saggi di tutto il continente, di certo rimane qualche dubbio sulle ragioni che abbiano portato tali mandrie ad invadere le terre etresiane fino a spingersi ai confini con la Baronia del Grifone. Gli studiosi affermano che i gruppi più numerosi di minotauri dimorino a nord di Etresia, tra le regioni desolate di Iskarian e la gelida penisola del Doras.

Una migrazione di tale genere potrebbe essere stata incentivata da fattori climatici di grande portata, che in effetti negli ultimi due anni sono stati oggetto di studio. Basti pensare ai terremoti avvenuti a Selenya o all’intensificarsi di tempeste di sabbia nel deserto del Tum.

Si aggiunge infatti la diceria, che le terre inospitali nei pressi del Doras siano alle prese con esondazioni dei principali corsi d’acqua che nascono dalle lande ghiacciate.

Giunge anche voce che i minotauri siano causa di ulteriori sciagure per gli etresiani. La diffusione di malattie, in particolare, è stato oggetto di grande attenzione da parte di tutti i clan. Tra le più nefaste conseguenze si racconta di acque putride e vegetazione marcia, con conseguenze incalcolabili per le colture ed il bestiame. Tali avversità potrebbero aver causato ripercussioni e disperazione per la popolazione. La circolazione di rimedi naturali, non si rivelano sempre efficaci per arginare le malattie che il popolo si trova a fronteggiare. Tra le soluzioni di fortuna e i presunti rimedi naturali, pare circolino in quel periodo anche altre sostanze che, invece di aiutare la popolazione e gli ammalati, potrebbe ulteriormente danneggiare la salute di persone e animali. 

In questo quadro generale di migrazioni inaspettate e pestilenze, appare quantomeno più comprensibile, rispetto al passato, qualche voce circolata sulle difficoltà di spostamento verso Etresia, dal momento che i clan potrebbero aver optato per misure particolari di contenimento dei loro problemi interni.

Di certo i tanti gruppi di cacciatori e i saggi al loro fianco avranno fatto tutto il possibile per contenere queste minacce ed aiutare la popolazione etresiana.

Il Grifone e l'eretico

Nel frattempo arrivano notizie da Selenya, dove l’imperatrice pare abbia fatto ritorno sul proprio seggio mentre, sul fronte occidentale dell’impero al-quriano, le forze del profeta continuano ad essere impegnate nello stanare i gruppi di ribelli guidati dal Santo, che sembrano diventare ogni giorno più numerosi e determinati.

Durante l’assenza di Claudia dei Corneli sembra che la nonna, in qualità di Imperatrice Emerita, abbia nominato una nuova guida per il corpo dei Cavalieri del Sangue, dato che del capitano Som si sono perse le tracce.

Giungono notizie anche dalla Baronia, dove Isandro III ha dato vita a festeggiamenti straordinari, per radunare le proprie forze armate al fine di raggiungere suo padre, Isandro II nelle terre di Hellenos.

I più valorosi Cavalieri del Grifone e le lame più devote della Baronia si uniscono al proprio sovrano per marciare verso occidente.

Durante quei giorni pare che la Baronia sia stata visitata da diverse figure prestigiose dell’impero di Al-Qur, sia per scopi diplomatici che religiosi.

Sembra infatti che la Baronia ospiti in segreto sette blasfeme dedite a pratiche raccapriccianti. Pare che le autorità alquriane stiano indagando per portare alla luce tali blasfemie ed inquisire i responsabili per gravi crimini eretici. Alcuni di questi soggetti potrebbero essere figure con importanti ruoli amministrativi all’interno della Baronia.

Alcuni soggetti vengono arrestati e condotti in catene nelle sedi opportune per essere sottoposti a giusto processo.

Nelle stesse circostanze sembrano circolare voci su ritrovamenti di oggetti sacri e di notevole rilevanza storica per l’impero del Profeta.

Alcuni ritrovamenti potrebbero essere riconducibili all’epoca precedente alla nascita dell’impero; un tema sul quale cercano di far luce decine di figure religiose e i più illustri studiosi.

Fumo fra le dune

Nei mesi successivi si intensificano gli scontri ad Al-qur, rendendo più complessi e rischiosi gli spostamenti interni. Le incursioni dei terroristi generano disordini con le milizie imperiali, che sfociano in scontri armati in cui perdono la vita anche innocenti.

Celebri sono gli scontri di Al-Jhada, in cui si dice abbia preso parte direttamente anche il Santo, professando libertà e pace ed accusando l’impero del Basileus di aver generato odio e divisione con il pugno di ferro.

Durante i disordini pare che il Santo sia fuggito facendo uso delle proprie arti magiche e portando con se in ostaggio un importante membro del clero della Volta.

Intanto Selenya viene scossa da nuovi e gravi insurrezioni interne. Terje Strom, il “re piegato” e protettore dei feudi settentrionali, dà vita a nuove ostilità nei confronti della capitale Anthìa. Le forze di Agamennone si organizzano velocemente per far fronte a questa intollerabile azione sovversiva. I feudi di nord-est, come Genòvia, vengono messi in particolare difficoltà, con attacchi improvvisi via mare in cui perdono la vita diversi soldati selenyani. Grazie all’esperienza militare di Ettore dei Franti e dei suoi uomini, Genòvia riesce a respingere le incursioni dei separatisti di Strom. Tuttavia le ostilità sembrano essere solo agli inizi.

Giunge inoltre la notizia che la figlia di re Strom, Kamila, sia morta in circostanze poco chiare. Kamila era promessa sposa di Carlo dei Corneli, fratello di Claudia.
Nel frattempo lo stesso Carlo prende il posto di Caio dei Fiumi, alla guida della Mano Argentea, l’Ordine istituito a Selenya al fine di controllare in modo ferreo tutte le arti che l’impero ritiene che siano “non ortodosse”, come le pratiche magiche

Nel corso degli scontri che avvengono nei feudi settentrionali infatti, Caio dei Fiumi muore, mentre i suoi uomini più abili e fidati, noti come “flagelli”, perdono la ragione diventando un pericolo per Selenya stessa. Ciò costa loro l’immediato disconoscimento ed espulsione dalle terre dell’impero.

Allo stesso tempo Anthìa ordina ad Ettore e ai suoi uomini di recarsi al cospetto del Profeta e del Maresciallo di Al-qur, allo scopo di fornire sostegno militare nella gestione della situazione di Hellenos. Ciò potrebbe rivelarsi una strategia diplomatica per riaffermare il legame esistente tra i paesi del Trattato di Antròphia, dopo che gli eventi degli ultimi anni hanno generato un’onta sull’alleanza e la sua credibilità. La crisi interna a Selenya, secondo alcuni, potrebbe avere sviluppi tali da generare una richiesta di aiuto da parte degli imperiali di Anthìa.

Giungono inoltre voci da Etresia secondo cui i membri più importanti dei clan avrebbero scovato una serpe in seno. Sembrerebbe infatti che una “talpa” straniera abbia cospirato tra i ranghi delle Tre Frecce, contribuendo in modo importante alle tensioni avvenute negli ultimi anni in terra etresiana. Sembra che il colpevole sia stato condotto ad Al-qur, al cospetto delle autorità lì riunite. Oltre i militari selenyani infatti sono presenti autorità provenienti da Thule, Etresia ed Esgaren. Una nuova alleanza sta sorgendo per rimarcare le antiche promesse fatte dopo la Grande Guerra.

A guidare la spedizione etresiana presso il Basileus pare sia la figlia del capoclan di Keile, allo scopo di scortare il soggetto infiltrato, ormai in catene.

Giunge al cospetto del Profeta anche il Gran Maestro Medea della Luce, quale rappresentante designato della Num-Shetàh – il concilio esgariano.

Gli altri gran maestri si dice siano impegnati in delicate faccende interne a Esgaren. Dopo l’ultima festa di Antròphia infatti, gli esgariani sono stati al centro di varie dicerie circa un loro coinvolgimento nel movimento terroristico proveniente dal Dyabir. Le importanti rotte commerciali tra i porti imperiali e quelli esgariani potrebbero essere un’ottima copertura per celare alleanze contrarie alla posizione ufficiale di Esgaren.

I gran maestri, con l’ausilio dei guerrieri budo e delle milizie della Lancia del Nord, hanno dato vita a una lunga fase di repressione e controllo in tutte e tre le numarai – le regioni esgariane. Tali controlli vengono acuiti anche dalla presenza di personaggi poco noti anche alla stessa gente esgariana. Tali individui pare facciano parte di organizzazioni controllate dalle Arai, al fine di collaborare con le forze in campo per setacciare ogni gruppo sospetto, ogni riunione popolare che sia potenzialmente luogo di aggregazione di sovversivi e cospiratori.

Tali controlli non risparmiano nemmeno le gilde facenti parte della Confraternita di Meskar, la più importante organizzazione di gilde del paese.

Un nuovo concilio

Nonostante tali difficoltà interne, Medea prende parte al concilio voluto dal Basileus e dal suo fidato Maresciallo, al fine di valutare la situazione su tutto il territorio interessato dal terrorismo del Santo – o Alesio – come usano chiamarlo in quell’area.

In modo del tutto inaspettato prende parte al concilio anche una rappresentanza delle Terre del Libero Concordato. Sembra infatti che un membro dei Sei di Urba-kal abbia presenziato all’incontro: Augusta de Vinci, sorella di Cesare de Vinci, Eletto alle Arti selenyano.

Non è chiaro come sia possibile, ma una nuova incursione criminale fa irruzione nel luogo dell’incontro e Augusta de Vinci viene prelevata con la forza, sotto gli occhi increduli del Maresciallo e del suo Basileus.

Si dice che il Profeta non goda di buona salute ultimamente, tanto da avere improvvisi malori e visioni fuori dal comune.

L’ultima di tali visioni sembra si sia palesata di fronte a centinaia di presenti, lasciando tutti a bocca aperta.

Nonostante ciò il Maresciallo e i suoi alleati proseguono secondo i piani stabiliti, nel tentativo di riportare ordine all’interno di Al-qur e di tutto il continente di Àntica.