Popolo di Àntica salute a voi!
Quest’oggi vi farò ancora un po’ di compagnia chiacchierando di altre abitudini del continente.
Dunque mi domando se abbiate mai vagato nelle vivaci strade di Puerto Tabor o se vi siate mai avventurati nei pressi del grande porto di Meskär o se abbiate mai assaggiato le freschezze smerciate nelle bancarelle di Anthìa.
Se non avete ancora fatto nulla di tutto ciò vi consiglio di provarci appena ne avrete l’occasione, perchè molte sono le esperienze che potrete cogliere nelle grandi fiere di città.
Profumi, sapori, rarità e misture culturali sono i protagonisti dei grandi mercati in giro per il mondo.
Essi son luoghi molto singolari, che accolgono mercanti provenienti anche da molto lontano, giunti fin lì per smerciare le proprie derrate, i manufatti e il ciarpame, specie nei periodi di grande festa.
Sebbene infatti i maggiori bazar locali siano vivi e chiassosi ogni giorno dell’anno, taluni si popolano maggiormente durante le ricorrenze più sentite dal popolo.
Tali giorni lieti son sempre ghiotti per gli affari, giacché monete d’ogni taglio zampillan fuori dalle tasche della gente.
Orbene, tali sono i luoghi in cui potrete recarvi in cerca di quanto vi giovi a tavola, ma non solo, dacché vi son merci assai più rare e misteriose.
E’ dunque il caso di minerali e pietre preziose, erbe sconosciute e veleni micidiali, incunaboli ed antichi cimeli, che portan seco memorie e leggende da ogni angolo del mondo.
Capite bene che di certo prender le mele non sarà lo stesso che far ricerca d’antico tomo!
Vi son mercanti e robe per gente comune che abbondano a perdita d’occhio, ma poi vi sono le segrete cose, pronte solo per chi sa cosa cercare e ove recarsi.
Ma badate, i mercati non sono giungle selvagge, perchè nei più importanti vige ordine e organizzazione.
Gilde e burocrati scandiscono il battito del commercio, dando permesso a merci e persone di recarvisi liberamente, purchè leggi e norme siano rispettate, secondo gli usi del luogo.
Vi è la grande Meskär sulla costa a nord, dove la Confraternita dirige e sorveglia tutto quel che accade lungo i moli del porto, sotto l’egida delle cittadelle, che lascian fluire i commerci e fiorire la civiltà.
I grandi mercantili lì vanno e vengono, dai moli del porto, recando profumi di culture lontane e miscelando usi e costumi ignoti al popolino.
Poi vi sono i “fori” selenyani, allestiti in tutte le più grandi città imperiali.
Ogni giorno potete recarvi per comprar pagnotte e patate, ma una volta al mese vi giungono mercanti provenienti da paesi lontani per smerciare rarità d’ogni genere.
Nei fori vi sono gli Epitropos, i questori del commercio, delegati dall’impero per amministrare i mercati e scandirne la vita, ponendosi a baluardi del contrabbando e del rincaro dei prezzi.
In terra thulena i grandi mercati han’ luogo lungo le coste, poiché vi sbarcano tutte le navi mercantili cariche di manufatti e derrate provenienti da ogni dove.
E sempre lì arrivan contadini, allevatori, artigiani e gente d’affare portando le proprie materie prime e le conoscenze dell’arte e della tecnica.
Il mercato più grande è quello di Puerto Tabor, molto attivo e vivace tutti i giorni dell’anno ma, in occasione delle grandi feste (come le quattro “temporada”), vi si può trovare maggior affluenza e varietà.
In questi eventi si possono scovare tutte le merci di stagione, i prodotti esotici e mai visti prima, innovazioni artigianali e perchè no, anche oggetti mistici e misteriosi, tutto sotto la supervisione attenta del Signore delle arti che organizza e gestisce ogni cosa.
Nelle terre del Profeta mercanteggiar’ è pratica assai diffusa e radicata nella gente del Diabyr, fin dall’alba dei primi regni, prima ancora che la moneta cominciasse a fare il suo corso.
Vi eran luoghi adibiti al baratto sotto l’attento occhio di abili mercanti mentre, tutto attorno, alte mura circondavano spazi ampi, divisi per cerchi e settori, permettendo così di diversificare le merci e le regole degli scambi: nacquero così i “suq”.
Poi fecero la loro comparsa dei maestri che gestivano pesi e bilance, calibri e registri.
Eran uomini che custodivano i conti e prendevano una percentuale da ogni contrattazione in cambio dell’equità e della sicurezza sui commerci.
Non passò molto prima che tali maestri si riunissero sotto un sovrintendente del mercato, la qual figura adottava i precetti emanati dal Maestro dei mercati come membro del Diwan, dando così luogo all’attuale gestione dei suq.
La regolamentazione è dunque rimasta tale e chiunque può vendere la propria merce nei suq, pagando il dovuto ai maestri della propria arte.
Nelle lande delle frecce etresiane i primi mercati nacquero fuori dalle principali mura.
Oggi se ne trovan di varia grandezza e fama, aperti ogni giorno in taluni casi oppure solo qualche giorno al mese in altri, ma ve ne sono alcuni pensati addirittura solo per le carovane di uomini e cavalli sicché, fornendo ristoro e provviste, gli si consente di compiere lunghi viaggi.
I nobili clan son presenti in misura assai rilevante, accordando permessi e consentendo commerci sicuri nelle contee, senza recar timore per tasse di vario genere.
Gàidh alach e Curain nan son giudici supremi in pagamenti e contenziosi, per volere della nobiltà etresiana, ma portan pure garanzie per trattative complicate, apponendo sigillo con buona pace de’ mercanti.
Ma cosa assai particolare è il far di conto in tema di quattrini, giacché fra mercanti non v’è passaggio alcuno di moneta per tutto il giorno, fino a che giunge il tramonto e si tiran le somme: chi ha più venduto incassa sol per differenza rispetto al comprato, al contrario di chi invece ha preso più merce di quanto ne ha piazzata.
Su tal bilanciamento si posa infine l’occhio vigile del Curain nan del luogo.
Così si dipanano i commerci e le trattative ne’ mercati di Àntica .
Non c’è cosa che cerchiate che non possiate quivi trovare, al giusto prezzo e se saprete chiedere nel posto adatto.
Volge al termine il mio ciarlare, ma come sempre il mio è un arrivederci, alla prossima novella del vostro umil servitore, Favello il cantastorie.

Anticiani cari, bentornati!
Cari amici vi son forse mancato?
Quest’oggi disquisiremo sulle distanze e li spostamenti che han’ luogo da un capo all’altro di queste vaste lande.
La maggior parte dei popoli vive umilmente, mangiando dei frutti del proprio sudore, come quelli che vengon dalla terra o che son premio de la propria arte o de li commerci più disparati.
Tutta questa gente non ha mai esplorato oltre la punta del proprio naso, perchè cara è la terra coltivata e prezioso il tetto sulla testa e non c’è ragione alcuna di recarsi in altri posti, villaggi o paesi lontani.
Costoro non hanno conoscenza di città e contrade, di sovrani e sovrintendenti che a vario titolo dominano luoghi remoti, sicché il popolino di Àntica crede che il mondo finisca oltre il vialetto della propria dimora.
Quale stupore si dipingerebbe sui loro volti se avessero contezza della vastità di terre, monti e valli che si dipanano nelle quattro direzioni del mondo?
Per render l’idea, se un contadino partisse guardando verso l’ignoto, recando seco la sua bestia da soma, e cominciasse il suo viaggio all’estremo sud-ovest, potrebbe iniziare il suo lento cammino all’alba dell’Artiglio del Gelo, per giungere al capo opposto al I dì del secondo Grande Verde.
Gran bella sgambettata!
Certo sarebbe un’impresa eroica: un povero villico, con la sua modesta bestiola, che si avventura nel continente tagliandolo a metà, passando per le vie dei commerci nelle Terre del Libero Concordato, per poi accarezzare le pendici del monte di fuoco e traversare li feudi imperiali, giungendo infine ai freddi territori nord-orientali di Selenya, il tutto senza recare malanni, incidenti e spiacevoli incontri… Sarebbe un miracolo!
Ma la verità è ben lontana da tal favella.
In realtà niuno s’addentrerebbe nel nulla senza guida o protezione alcuna.
Di certo non un banale contadinotto.
Orbene, fioriscono qua e là delle attività molto redditizie rivolte a chi desidera incamminarsi lungi dal proprio tetto, magari per commerciare o far pellegrinaggio verso i propri dèi.
E’ dunque cosa nota che taluni signori imbastiscano stalle di ogni dimensione, con cavalli, carretti e qualunque accessorio utile al viaggio, dalla tenda al borsello, dalla pietra focaia alla scodella per il pasto.
Qui si può pagare per avere destriero o carrozza con tanto di guida, cacciatore o guerriero che sia, che protegga passeggeri e baule da fiere e banditi che si palesassero lungo il cammino.

“Sellacavalli” li chiamano alcuni, altri li definiscono passacarrozza, ma comunque vengan chiamati li loro servigi son molto utili e ricercati.
Ah! Perdonate Favello, ogni tanto scivola in rima.
Ma torniamo a noi.
Tali commercianti di cavalli, in alcuni casi, allevano e poi vendono i propri destrieri ai ricchi signori che non debban certo preoccuparsi della minestra, per altri invece acconsentono al prestito, ma con guida, che stia anche a garanzia del ritorno della bestia.
Di certo tal fiorente attività non è diffusa in ogni dove, perchè li popoli e le culture influenzano attività e costumi, sicchè potreste passeggiare nelle regioni esgariane imbattendovi in una manciata di sellacavalli oppure trovarvi a Puerto Joao e non vederne niuno.
Lì ad esempio, è più facile trovar passaggio con la “bota”, piccola o grande imbarcazione, in origine utilizzata per viaggi marittimi, oggi molto diffusa per portar le genti da un porto all’altro, anche lungo la costa.
Così molti preferiscono lasciarsi cullare dalle onde di mami Galà anzichè sgambettare sotto al sole cocente.
Se invece giungeste nelle terre del Profeta, vi trovereste di fronte a piccoli convogli di gente in viaggio, con cavalli e guardie al seguito, per rendere più sicuro il cammino.
Anche le vie del continente non son tutte uguali, sapete?
A nord, sulle montagne o nelle fredde coste del Mar di Cristallo si snodano decine di vie polverose in estate e zuppe di fango in inverno.
Ma se vi recaste a Selenya ammirereste grandi viali e lastricate strade progettate da abili costruttori, che con zelo scelgon materiali e dimensioni per render gloria agli imperatori, che nella magnificenza trovan compiacimento.
Laggiù architettura e viabilità vanno a nozze con l’eco dei loro avi, perchè le principali vie recano nomi altisonanti, quale omaggio ai selenyani che furono.
Lungo codeste strade è possibile trovare numerosi passacarrozze, che viaggiano da un capo all’altro dell’impero portando seco gente comune e nobiltà.
Aurighi son comunemente chiamati nelle terre di Claudia e le loro “bighe” son carri particolari, che rispecchiano anch’essi lo stile imperiale, perchè tale è l’arte di fabbri e carpentieri di Selenya che portano avanti la tradizione dei loro padri.
Se invece vi trovaste a vagare per le terre delle tre frecce, anche lì percorrereste vie larghe e ben strutturate, benchè non magnificenti come in Selenya; eppure qui trovar rimedio per un viaggio con un passacarrozza non è impresa così ardua.
Qui cosa rischiosa è avventurarsi in boschi e foreste, ove le grandi vie cedon’il passo a polverosi sentieri ciottolati.
Quindi non v’attardate!
Passateci in groppa a un destriero e non cincischiate al trotto, che li pericoli son molteplici, sicché senza un esperto apripista innanzi, perdere il proprio cammino è cosa quasi certa.
Queste son alcune delle cose che ho veduto ne’ miei viaggi in giro per il mondo, che con piacere condivido con voi per farvi compagnia e saziare il mio bisogno impellente di favellare!
Ma ora taccio e mi congedo, stando sempre al vostro servizio, si capisce!
Vostro umil servitore, Favello il cantastorie.

E’ il vostro Favello che vi scrive.
Oggi non vi terrò compagnia con storie e leggende, bensì con fatti concreti, roba da scrivani e burocrati.
E si perchè in questa terra, oltre a tenersi lontani da fiere e stregonerie, occorre pur tirare a campare!
Potete mica viver di storie e fandonie?
Di Favello ce ne sta uno solo!
Orbene, i commerci e le attività esistenti son le più disparate, dunque elencarle sarebbe inutile sforzo di scrittura.
Ciò che conta per portar la pagnotta a casa è sapere come muoversi in questo vasto continente.
Quando le civiltà di questo mondo progredirono, dopo l’età dei lunghi passi, si crearono villaggi sempre più grandi e i signori dell’epoca cominciarono ad organizzare terre e possedimenti.
Così nacquero feudi e proprietà, regioni e colonie, che versavano tributo ai signori ricevendo in cambio legge e protezione.
Di contro fioriron attività artigianali e commerciali sempre più grandi e coloro che prima non avevan un quattrino si ritrovarono nel corso del tempo a contare le borse d’oro nei propri forzieri.
Ma con la ricchezza aumentavano i rischi, perchè tanto oro in casa attirava furfanti e malviventi.
Fu così che uomini astuti trovarono il modo di mettere in sicurezza tutto quell’oro, creando grandi forzieri e camere segrete, sorvegliate giorno e notte da guerrieri ben pagati.
Nacquero così i primi modi per custodir la ricchezza, cui solo i più facoltosi avean accesso. Bastava recarsi in una di queste botteghe, poggiar sul banco due o tre borse d’oro e scrivere il proprio nome sul libraccio, divenendo così creditori di questi signori dietro al banco.
E tale gente era rispettabile ed affidabile, giacché su questo poggiava la relazione fra chi stava al di qua e chi al di là del banco con l’oro.
La fama di questi mercanti del danaro crebbe a dismisura e la loro reputazione valicò confini, fiumi e vette.
Alcuni li chiamavano bancari, altri bancheri, mentre i libracci crescean di volume e tanti e tanti nomi s’aggiungevano a seguire, sicché nelle case dell’aristocrazia, se il nome della tua famiglia non stava sul libraccio di qualche banco non avevi titolo a parlamentare coi signori più illustri.
Vi fu una famiglia di bancari, la cui reputazione crebbe più d’ogni altra.
I loro forzieri erano i più grandi e le loro guardie le più affidabili.
Se lasciavi un lingotto in Puerto Joao e prendevi il mare, eri certo di sbarcare a Nefta, Luthin o Anthìa, che già un carro o un corvo avea recato pergamena col tuo nome da metter nel libraccio.
Tale famiglia tenea origini al sud, nell’area che un tempo fu sotto la protezione dei Vargas di Thule.
Il Sole è l’emblema di tali bancari, che oggi addirittura coniano monete e scambiano oro con scartoffie bollate, sostenendo il commercio e la custodia del danaro.
Ciò però ai danni di chi, per decenni, praticò tal attività, per poi cadere in rovina, divenendo lunga ombra dinanzi al Sole.
Così fu sancito dal trattato di Antrophia, lì dove i potenti scesero a patti, dopo essersi dati battaglia e pestati i piedi.
Ed oggi non v’è mercante o contadino, marinaio o ciabattino, che non si sia recato una volta al banco a chieder danaro, facendo promessa di ripagar la somma dovuta più compenso, si capisce per i servigi del banco.
Prendete inchiostro e pergamena amici e prendete nota, che mercanteggiare e far di conto non è per tutti.
Vostro umil servitore, Favello il cantastorie.

Bentornati amici di Àntica!
Quale privilegio tornar qui per raccontarvi storie dal continente!
L’altra volta abbiam parlato di magie e dei suoi praticanti, avvolti nel mistero e nelle leggende d’ogni tempo.
Se quelli vi sembran rari, udite delle bestie e dei mostri di Àntica, ne sentirete delle belle!
Si mormora infatti che nel mondo dimorino creature d’ogni genere.
Ho sentito parlare di serpenti grandi e grossi come tre pantere ed astuti come delfini; qualcuno poi millanta di umanoidi alati che volan giù dalle montagne urlando versi striduli come grossi rapaci.
Ancora, ho udito vicende di uomini grossi e pelosi come orsi e feroci come fiere, che bramano carne umana e sangue da bere, sorseggiando dai teschi delle vittime.
Ma non crediate che sian tutti rari e schivi!
Vi son bestie chi vivon al nord, fra boschi e montagne; hanno corna lunghe e dure come roccia, sopra al taurino capo, che svetta dal busto tutto pelo e muscoli; poi giù c’hanno gambe grandi e grosse come colonne.
Minotauri li chiamano da quelle parti; e non son mica stupidi sapete?
Son scaltri e ben organizzati e con li uomini si dividon terre e possedimenti, li uni senza pestar i piedi a li altri.
Che sian più bestie o più umani beh, questo non vi resta che scoprirlo da voi!
Poi ci son ballate sulle splendide creature marine, che affascinano coloro che solcano i mari, e quelle su buffi pinguini dalle pelose membra, che fan ridere li commensali la sera in locanda.
Ma tra una sghignazzata e l’altra alle volte cala il silenzio e lo cantore abbassa il tono, perchè quando si racconta de li mostri la paura gela le risa e il frastuono.
Son esseri potenti e letali, che albergan dovunque e in nessun luogo.
Niuno conosce il loro aspetto, perchè chi l’ha incontrati cammina già col signore de le anime.
Non è chiaro di cosa sian figlie, ma di tali creature son piene le leggende.

Benvenuti gentili signori e dolci donzelle!
E’ un piacere per me, vostro umile servitore, offrire racconti, miti e brusii provenienti dal gran continente.
Orbene, voi gente originaria de’ luoghi più disparati, dovete conoscere quali abitudini e costumi popolano le terre e i mari di Àntica, in modo che siate pronti una volta giunti lì, ove tutto avrà inizio.
Quest’oggi parliam di magia, la quale è cosa assai antica in ogni luogo.
Tuttavia essa è prodigio sconosciuto ai più.
Ovunque abitiate e siate cresciuti, forse solo una volta in vita vostra vi sarà capitato di osservare uomini o donne intenti a manipolare le forze del mondo in modo del tutto innaturale.
Fiamme, saette, guarigioni ed armi prodigiose, sono solo alcune delle manifestazioni con cui forze invisibili vengono manipolate da adepti, sacerdoti, guerrieri e stregoni di qualsivoglia natura.
V’è chi giura di aver visto uomini abbattere bestie con mani che parevan luminose come stelle.
Altri che, tra una pinta e l’altra di sera in locanda, raccontan d’aver visto coi loro occhi carni squarciate rimarginarsi inspiegabilmente o sfere d’acqua avvolgere ed affogar un brigante.
Ora mi direte, chissà cosa farfugliano li ubriaconi di notte, che tengan con la mano sinistra lo boccale e la destra fra le cosce d’una sgualdrinella!
Ma io vi dico che le storie son vere.
Troppa gente mormora tali racconti e vi dirò di più! L’occhi stessi di Favello, vostro umile servitore, ha veduto robe più strabilianti di quel che vi sto narrando.
Ma io vi dirò di più, perchè in questo mondo c’è chi la sa lunga su queste faccende!
Vi sono congreghe, gilde e interi villaggi, ove le varie magie vengon praticate come fossero cultura o musica, roba per farci spettacolo.
Di tutto ciò i potenti regnanti sono edotti, potete starne certi, mi ci gioco la lingua.
Essi san chi sono li incantatori e quali i loro poteri.
Li sanno distinguere come i popoli del mondo e riconoscere dai prodigi che possono compiere.
Li studiano e li controllano, li cacciano e li sfruttano. In passato ci furon battaglie e tradimenti, sfociati per le gesta di stregoni senza scrupoli e di re e regine che volean conquistare il mondo.
Così oggi v’è diversità.
Vai a nord e stan chiusi nelle fortezze sui monti, a praticar roba strana insieme alle arti del combattimento.
Vai ad ovest e stan lì a consigliar il regnante senza volto, mentre ad est son banditi come il peggior male al mondoi. Altrove son tollerati, così dicono.
Ora devo lasciarvi perchè natura chiama, ma non temete!
Tornerò a raccontarvi altre novelle, così che siate pronti prima del grande viaggio..
Un caro saluto dal vostro umil servitore, Favello il cantastorie.