Sui viaggi e sui mezzi

Anticiani cari, bentornati!
Cari amici vi son forse mancato?
Quest’oggi disquisiremo sulle distanze e li spostamenti che han’ luogo da un capo all’altro di queste vaste lande.
La maggior parte dei popoli vive umilmente, mangiando dei frutti del proprio sudore, come quelli che vengon dalla terra o che son premio de la propria arte o de li commerci più disparati.
Tutta questa gente non ha mai esplorato oltre la punta del proprio naso, perchè cara è la terra coltivata e prezioso il tetto sulla testa e non c’è ragione alcuna di recarsi in altri posti, villaggi o paesi lontani.
Costoro non hanno conoscenza di città e contrade, di sovrani e sovrintendenti che a vario titolo dominano luoghi remoti, sicché il popolino di Àntica crede che il mondo finisca oltre il vialetto della propria dimora.
Quale stupore si dipingerebbe sui loro volti se avessero contezza della vastità di terre, monti e valli che si dipanano nelle quattro direzioni del mondo?
Per render l’idea, se un contadino partisse guardando verso l’ignoto, recando seco la sua bestia da soma, e cominciasse il suo viaggio all’estremo sud-ovest, potrebbe iniziare il suo lento cammino all’alba dell’Artiglio del Gelo, per giungere al capo opposto al I dì del secondo Grande Verde.
Gran bella sgambettata!
Certo sarebbe un’impresa eroica: un povero villico, con la sua modesta bestiola, che si avventura nel continente tagliandolo a metà, passando per le vie dei commerci nelle Terre del Libero Concordato, per poi accarezzare le pendici del monte di fuoco e traversare li feudi imperiali, giungendo infine ai freddi territori nord-orientali di Selenya, il tutto senza recare malanni, incidenti e spiacevoli incontri… Sarebbe un miracolo!
Ma la verità è ben lontana da tal favella.
In realtà niuno s’addentrerebbe nel nulla senza guida o protezione alcuna.
Di certo non un banale contadinotto.
Orbene, fioriscono qua e là delle attività molto redditizie rivolte a chi desidera incamminarsi lungi dal proprio tetto, magari per commerciare o far pellegrinaggio verso i propri dèi.
E’ dunque cosa nota che taluni signori imbastiscano stalle di ogni dimensione, con cavalli, carretti e qualunque accessorio utile al viaggio, dalla tenda al borsello, dalla pietra focaia alla scodella per il pasto.
Qui si può pagare per avere destriero o carrozza con tanto di guida, cacciatore o guerriero che sia, che protegga passeggeri e baule da fiere e banditi che si palesassero lungo il cammino.

“Sellacavalli” li chiamano alcuni, altri li definiscono passacarrozza, ma comunque vengan chiamati li loro servigi son molto utili e ricercati.
Ah! Perdonate Favello, ogni tanto scivola in rima.
Ma torniamo a noi.
Tali commercianti di cavalli, in alcuni casi, allevano e poi vendono i propri destrieri ai ricchi signori che non debban certo preoccuparsi della minestra, per altri invece acconsentono al prestito, ma con guida, che stia anche a garanzia del ritorno della bestia.
Di certo tal fiorente attività non è diffusa in ogni dove, perchè li popoli e le culture influenzano attività e costumi, sicchè potreste passeggiare nelle regioni esgariane imbattendovi in una manciata di sellacavalli oppure trovarvi a Puerto Joao e non vederne niuno.
Lì ad esempio, è più facile trovar passaggio con la “bota”, piccola o grande imbarcazione, in origine utilizzata per viaggi marittimi, oggi molto diffusa per portar le genti da un porto all’altro, anche lungo la costa.
Così molti preferiscono lasciarsi cullare dalle onde di mami Galà anzichè sgambettare sotto al sole cocente.
Se invece giungeste nelle terre del Profeta, vi trovereste di fronte a piccoli convogli di gente in viaggio, con cavalli e guardie al seguito, per rendere più sicuro il cammino.
Anche le vie del continente non son tutte uguali, sapete?
A nord, sulle montagne o nelle fredde coste del Mar di Cristallo si snodano decine di vie polverose in estate e zuppe di fango in inverno.
Ma se vi recaste a Selenya ammirereste grandi viali e lastricate strade progettate da abili costruttori, che con zelo scelgon materiali e dimensioni per render gloria agli imperatori, che nella magnificenza trovan compiacimento.
Laggiù architettura e viabilità vanno a nozze con l’eco dei loro avi, perchè le principali vie recano nomi altisonanti, quale omaggio ai selenyani che furono.
Lungo codeste strade è possibile trovare numerosi passacarrozze, che viaggiano da un capo all’altro dell’impero portando seco gente comune e nobiltà.
Aurighi son comunemente chiamati nelle terre di Claudia e le loro “bighe” son carri particolari, che rispecchiano anch’essi lo stile imperiale, perchè tale è l’arte di fabbri e carpentieri di Selenya che portano avanti la tradizione dei loro padri.
Se invece vi trovaste a vagare per le terre delle tre frecce, anche lì percorrereste vie larghe e ben strutturate, benchè non magnificenti come in Selenya; eppure qui trovar rimedio per un viaggio con un passacarrozza non è impresa così ardua.
Qui cosa rischiosa è avventurarsi in boschi e foreste, ove le grandi vie cedon’il passo a polverosi sentieri ciottolati.
Quindi non v’attardate!
Passateci in groppa a un destriero e non cincischiate al trotto, che li pericoli son molteplici, sicché senza un esperto apripista innanzi, perdere il proprio cammino è cosa quasi certa.
Queste son alcune delle cose che ho veduto ne’ miei viaggi in giro per il mondo, che con piacere condivido con voi per farvi compagnia e saziare il mio bisogno impellente di favellare!
Ma ora taccio e mi congedo, stando sempre al vostro servizio, si capisce!
Vostro umil servitore, Favello il cantastorie.

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