Sul danaro e sui commerci

E’ il vostro Favello che vi scrive.
Oggi non vi terrò compagnia con storie e leggende, bensì con fatti concreti, roba da scrivani e burocrati.
E si perchè in questa terra, oltre a tenersi lontani da fiere e stregonerie, occorre pur tirare a campare!
Potete mica viver di storie e fandonie?
Di Favello ce ne sta uno solo!
Orbene, i commerci e le attività esistenti son le più disparate, dunque elencarle sarebbe inutile sforzo di scrittura.
Ciò che conta per portar la pagnotta a casa è sapere come muoversi in questo vasto continente.
Quando le civiltà di questo mondo progredirono, dopo l’età dei lunghi passi, si crearono villaggi sempre più grandi e i signori dell’epoca cominciarono ad organizzare terre e possedimenti.
Così nacquero feudi e proprietà, regioni e colonie, che versavano tributo ai signori ricevendo in cambio legge e protezione.
Di contro fioriron attività artigianali e commerciali sempre più grandi e coloro che prima non avevan un quattrino si ritrovarono nel corso del tempo a contare le borse d’oro nei propri forzieri.
Ma con la ricchezza aumentavano i rischi, perchè tanto oro in casa attirava furfanti e malviventi.
Fu così che uomini astuti trovarono il modo di mettere in sicurezza tutto quell’oro, creando grandi forzieri e camere segrete, sorvegliate giorno e notte da guerrieri ben pagati.
Nacquero così i primi modi per custodir la ricchezza, cui solo i più facoltosi avean accesso. Bastava recarsi in una di queste botteghe, poggiar sul banco due o tre borse d’oro e scrivere il proprio nome sul libraccio, divenendo così creditori di questi signori dietro al banco.
E tale gente era rispettabile ed affidabile, giacché su questo poggiava la relazione fra chi stava al di qua e chi al di là del banco con l’oro.
La fama di questi mercanti del danaro crebbe a dismisura e la loro reputazione valicò confini, fiumi e vette.
Alcuni li chiamavano bancari, altri bancheri, mentre i libracci crescean di volume e tanti e tanti nomi s’aggiungevano a seguire, sicché nelle case dell’aristocrazia, se il nome della tua famiglia non stava sul libraccio di qualche banco non avevi titolo a parlamentare coi signori più illustri.
Vi fu una famiglia di bancari, la cui reputazione crebbe più d’ogni altra.
I loro forzieri erano i più grandi e le loro guardie le più affidabili.
Se lasciavi un lingotto in Puerto Joao e prendevi il mare, eri certo di sbarcare a Nefta, Luthin o Anthìa, che già un carro o un corvo avea recato pergamena col tuo nome da metter nel libraccio.
Tale famiglia tenea origini al sud, nell’area che un tempo fu sotto la protezione dei Vargas di Thule.
Il Sole è l’emblema di tali bancari, che oggi addirittura coniano monete e scambiano oro con scartoffie bollate, sostenendo il commercio e la custodia del danaro.
Ciò però ai danni di chi, per decenni, praticò tal attività, per poi cadere in rovina, divenendo lunga ombra dinanzi al Sole.
Così fu sancito dal trattato di Antrophia, lì dove i potenti scesero a patti, dopo essersi dati battaglia e pestati i piedi.
Ed oggi non v’è mercante o contadino, marinaio o ciabattino, che non si sia recato una volta al banco a chieder danaro, facendo promessa di ripagar la somma dovuta più compenso, si capisce per i servigi del banco.
Prendete inchiostro e pergamena amici e prendete nota, che mercanteggiare e far di conto non è per tutti.
Vostro umil servitore, Favello il cantastorie.

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